Reverse Kingmaker

Il Mesto Viaggio

Dopo il saccheggio, vi dirigete alla piccola carovana, composta da due carri trainati ciascuno da una coppia di cavalli scheletrici, silenziosi e immobili.
Kek porta con se la servitù del maniero, con uomini e donne indistintamente legati con catene e manette. Uno di loro manca: aveva provato a ribellarsi al goblin, ed era stato rapidamente e brutalmente ucciso dopo che il mostriciattolo gli aveva strappato il naso con un morso.
Il goblin carica sul carro una notevole quantità di polli fatti a pezzi e cucinati, mentre Orok riesce a farsi seguire dai quattro cavalli ancora nelle stalle del fu Lord Fyodor.
Non appena salite sui carro, o vi affiancate ad essi, i cavalli scheletrici partono, di nuovo senza un suono, lungo un percorso predefinito.
Uno dei carri è pieno di salmerie e approvviggionamenti: cibo da viaggio e acqua in quantità, corde, coperte e vestiti pesanti per tutte le taglie, torce, acciarini, una tenda da campo, ovviamente materiale per scrivere, insomma tutto quanto vi serve per un’accurata esplorazione delle terre selvagge. [potete segnare sulle schede quello che volete di equipaggiamento mondano, nei limiti del buon senso]
L’altro carro ha risorse forse ancora più interessanti: un’armatura di cuoio borchiata, ben oliata e in perfette condizioni [masterwork], della taglia di Orok, e un’altra simile, più scura e delle dimensioni di un bambino [anche questa masterwork], un paio di spade lunghe, un’alabarda, un grosso scudo di legno, uno più piccolo di metallo, due balestre leggere con un centinaio di dardi, due archi corti anch’essi con cento frecce, due piccoli coltelli ricurvi [kukri piccoli], abbastanza sacchette di componenti per incantesimi da bastare per mesi, cinque pozioni di cura ferite leggere, una custodia per pergamene (dentro Elise trova Burning Hands, Ray of Enfeeblement, Charm Person, Enlarge Person) e una bacchetta di legno scolpita in modo da far sembrare come se fossero due serpenti intrecciati [bacchetta di cura ferite leggere].

La vostra partenza è accompagnata dallo scoppiare di un grosso temporale, di quelli che si vedono molto raramente. Gli schiavi di Kek sono molto a disagio, ma i cavalli scheletrici continuano ad andare avanti con una velocità costante, costringendoli a mantenere il passo.
La carovana procede solo di notte e i vostri “destrieri” sembrano sapere esattamente dove e quando fermarsi per assicurarvi giornate tranquille e sicure tra le colline e i boschi della regione, lontani dalle strade.
Il secondo giorno la pioggia rimane una costante, ma più tranquilla e meno rabbiosa. In qualche modo alcuni schiavi riescono a liberarsi, le loro catene recise… però quella notte, lungo il vostro percorso, trovate i loro cadaveri, privi di ferite apparenti e con un’espressione di terrore stampata sul viso. Nessun altro schiavo fugge.
Il terzo e il quarto giorno sono caratterizzati da valli nebbiose e schiarite quando salite su qualche collina. Quando la notte del quarto giorno sta volgendo al termine finalmente vedete in lontananza la vostra metà: sembra una vecchia chiesa, di legno e in condizioni non proprio buone. Dalle finestre però filtra una luce calda e accogliente, quasi attraente dopo questi giorni di scomodo viaggio e umidità incessante.
Con voi sono arrivati vivi quattro schiavi, ed è la mattina del 5 di Calistril.

Comments

Orok dopo un paio di ore di viaggio si addormenta sul carro. Al suo risveglio mangia un boccone ed inizia a rimettere in sesto prima se stesso e successivamente gli altri (preparo 3 cura ferite leggere da 1d8+2 per ogni giorno di viaggio). Guardo l’equipaggiamento che ci hanno fornito ed inizio a scambiare la mia armatura di cuoio rappresa di sangue con la nuova di cuoio borchiato. A metà cambio osservo la non morta, ancora diffidente e cerco di scambiare due parole. (in tutto, lascio l’armatura di cuoio e prendo il cuoio borchiato, l’alabarda, una sacca per componenti, agrifoglio e vischio se non ci sono sui carri, li cerco belli freschi nei dintorni , una borraccia che mi premuro di riempire personalmente con create water, nonostante le scorte presenti ed uno zaino che conterrà una coperta pesante, un cambio di vestiti contro il freddo preferibilmente con molte tasche , fogli da mappa, penna, inchiostro, acciarino e pietra focaia)

Nelle pause diurne, mi arrampico su un albero per osservare i dintorni ed appuntarli su un’abbozzo di mappa. In linea di massima, quando i carri non sono in movimento, mi tengo spesso a distanza anche se a portata di udito. (Se la carne scarseggia, provo a procurare del cibo per me e Lahar negli immediati dintorni)

Nell’osservare la geografia del luogo cerco di far caso sopratutto alla possibile presenza di corsi d’acqua, di radure o di segni di civiltà.

Il Mesto Viaggio
 

Dopo l’uccisione di uno degli schiavi da parte di Kek, Mehetish provvede subito a dilaniarne il corpo, portando con sè qualche pezzo di carne avvolto in un vecchio canovaccio.
Accomodatasi sul carro, osserva quieta l’equipaggiamento fornito, limitandosi a prendere una corda, una sacchetta di componenti per incantesimi e la bacchetta di legno, quest’ultima non prima di averla lungamente scrutata e soppesata con le lunghe dita scarne.
Parla poco e osserva molto gli altri, ma senza fissarli insistentemente, quanto meno non apertamente; si limita a rispondere alle parole di Orok, ma senza intavolare un vero discorso. Studia anche l’ambiente circostante, scrivendo poi tutto rapidamente sia sui fogli forniti sul carro che su un vecchio taccuino personale.
Di tanto in tanto sembra parlare tra sè e sè, farfugliando e sibilando nervosamente.

Annusa spesso l’aria circostante come in cerca di tracce di vita.

Il Mesto Viaggio
 

Durante il viaggio Kek si fa servire dagli schiavi come un re. Fa in modo che cucinino anche per i compagni, standosene sempre seduto su un cuscino pregiato e gridando ordini. Con gli schiavi finge di essere gentile e preoccupato: dopo aver ucciso i ribelli, si premura di riunire gli altri e confortarli dicendo che sono preziosi, e che devono comportarsi bene. Se lo faranno, mangeranno carni salate e vestiranno sempre abiti preziosi. E infatti si preoccupa della loro salute, ma con l’intento di un allevatore di buoi. Quando alcuni schiavi scappano o muoiono, Kek piagnucola e insulta a casaccio. Per evitare sorprese notturne li fa dormire sul carro, allo stretto e sempre legati, e lui in mezzo a loro. Ma lo fa per difendere se stesso piuttosto che gli schiavi.

Dal carro prende i due kukri, l’armatura piccola, arco corto, corda, zaino, fiammiferi, candele, triboli, e un sacco di cianfrusaglie luccicanti (specchietti, posate, fischietti, etc)

Il Mesto Viaggio
Valigaard

I'm sorry, but we no longer support this web browser. Please upgrade your browser or install Chrome or Firefox to enjoy the full functionality of this site.